Carmen

sabato 2, domenica 3 maggio 2015
ESCLUSIVA REGIONALE

Iaia Forte

adattamento Enzo Moscato, Mario Martone
con Iaia Forte, Roberto De Francesco
dal vivo Orchestra di Piazza Vittorio
regia Mario Martone
INCONTRO CON IL PUBBLICO SABATO 2 MAGGIO h 18

da Prosper Mérimée, Henri Meilhac, Ludovic Halévy
musiche George Bizet
direzione musicale Mario Tronco

con Iaia Forte (Carmen)
Roberto De Francesco (Cosé)
Ernesto Mahieux (Lilà Bastià)
Giovanni Ludeno (Tenente Zuniga)
Anna Redi (Mercedes)
Francesco Di Leva (’O Dancairo)
Houcine Ataa (’O Torero)
Raul Scebba (’O Rinacciato)
Viviana Cangiano (Dorotea)
Kyung Mi Lee (Fraschina)

arrangiamento musicale Mario Tronco e Leandro Piccioni
musiche ispirate alla Carmen di Georges Bizet

esecuzione dal vivo  Orchestra di Piazza Vittorio
(in ordine alfabetico)
Emanuele Bultrini (chitarre, bouzouki)
Peppe D’Argenzio (sassofoni)
Duilio Galioto (tastiere)
Kyung Mi Lee (violoncello)
Ernesto Lopez (batteria, bongo)
Omar Lopez (tromba)
Pino Pecorelli (contrabbasso, basso elettrico)
Pap Yeri Samb (djembè, dum dum)
Raul Scebba (xilofono, vibrafono, percussioni)
Marian Serban (cimbalom)
Ion Stanescu (violino)

scene Sergio Tramonti
costumi Ursula Patzak
luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper
coreografie Anna Redi

produzione Fondazione Teatro Stabile di Torino, Teatro di Roma

 

INCONTRO CON IL PUBBLICO, SABATO 2 MAGGIO h 18, Foyer del Teatro
Inizio spettacoli: sabato h 21.00; domenica h 17.00

 

Una Carmen napoletana

Quando ho pensato di dare vita con l’Orchestra di Piazza Vittorio a una Carmen napoletana, secondo i modelli del teatro musicale popolare che vanno da Ra!aele Viviani alla sceneggiata, ho proposto a Enzo Moscato di scriverne il testo, chiedendogli un copione in cui ci fossero dialoghi e personaggi ispirati alla tradizione, ma guardando alla novella di Mérimée oltre che all’opera di Bizet. Quel che mi ha sempre affascinato della novella è il fatto che la vicenda è tutta evocata: Mérimée immagina che Don José gliela racconti in prigione, la sera prima di morire impiccato.
Enzo ha colto al volo questo rapporto tra passato e presente e ha scritto un testo bellissimo e vastissimo, che si chiama Lacarmén, in cui i tempi passati e presenti sono quelli della Napoli del dopoguerra (un tema assai caro a Moscato negli ultimi anni) e quelli del dopoterremoto degli anni ’80.
Un copione in cui i ruoli non solo di Carmen e José, ma quelli di tutti, sono previsti sdoppiati tra attori giovanissimi e maturi. Come sempre nella nostra modalità di lavoro (da Rasoi a L’opera segreta), ho attinto al testo di Moscato con grande libertà ma con non minore amore, estraendo la vicenda sintetica e rutilante che avevo in mente, e che consentisse ai due attori per i quali nasceva il progetto, Iaia Forte e Roberto De Francesco, di interpretare i personaggi dall’inizio alla fine.
Ne è nato lo spettacolo che vedrete, in cui procedono di pari passo le parole di Mérimée e dei librettisti Meilhac e Halévy reinventate da Moscato e la musica di Bizet tras%gurata da Mario Tronco con Leandro Piccioni e l’Orchestra di Piazza Vittorio. La contaminazione è totale: Napoli si pone come centro di un mondo latino fatto di nomadismi, dalla Spagna alla Francia e, via via trasmigrando, fino a Tunisi. La lingua e la musica sono al centro di tutto, il vortice che tutto attrae: l’amore, la passione, il tradimento, la libertà e la violenza, l’allegria e il dolore, il mistero.
Non c’è un’epoca definita (anche se sentiamo balenare tanto la Napoli del dopoguerra quanto quella della criminalità dei nostri giorni, e gli anni ’80 de Lacarmén hanno lasciato il segno), non c’è La Micaela dell’opera (che in Mérimée non esiste, serviva a Bizet per ragioni morali e musicali). Soprattutto, nel testo di Enzo Moscato, la protagonista non muore: a raccontare al “forestiero” (cioé a tutti noi) quanto è successo non c’è più solo Don José, anche Carmen prende finalmente parola.
Mario Martone

 

 

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