LE SORELLE MACALUSO

13 febbraio 2014
ESCLUSIVA REGIONALE

Le Sorelle Macaluso

testo e regia Emma Dante
con Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi, Stephanie Taillandier
produzione Teatro Stabile di Napoli, Théâtre National [Bruxelles], Festival d'Avignon, Folkteatern [Göteborg]
luci Cristian Zucaro
armature Gaetano Lo Monaco Celano
in collaborazione con Atto Unico/ Compagnia Sud Costa Occidentale
nell’ambito del progetto europeo Città in Scena – Cities on Stage
finanziato con il sostegno della Commissione Europea
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
 

Emma Dante è un’artista la cui fama ha da tempo travalicato i confini nazionali. Regista di prosa, artefice di un teatro sanguigno che racconta in palermitano stretto di famiglie terribili, di omicidi, incesti, di donne forti e violente, nel 2012 ha firmato la regia della Carmen diretta da Daniel Barenboim, inaugurando la stagione de La Scala. Dopo Medea, Cani di bancata e Le pulle presenta Le sorelle Macaluso, storia matriarcale di una famiglia di sette donne che celebra i mondi archetipici e ancestrali emersi come spuma di mare dalla scrittura vivida e immaginifica dell’autrice.

Scrive la regista: «Un controluce impedisce ai nostri occhi di vedere in fondo. In fondo c’è l’oscurità. La scena è vuota. Soltanto ombre abitano questo vuoto finché un corpo, dal cono di buio, viene lanciato verso di noi. L’oscurità espelle una donna. Adulta. Segnata. A lutto. Che danza. Viene danzando verso di noi. Dal fondo, a poco a poco, appaiono delle facce, tre, cinque, sette, undici facce. Sono vivi e morti mescolati insieme. Ma non si capisce chi è vivo e non si capisce chi è morto. Tutti sono a lutto. A lutto eterno. Il piccolo popolo avanza verso di noi con passo sicuro. La donna danzante si unisce al corteo. Le sorelle Macalusosono uno stormo di corvi neri che partecipano al proprio funerale e a quello degli altri. Sospesi tra la terra e il cielo. In confusione tra vita e morte. Tutto si ispira al piccolo racconto che mi fece una volta un amico. Sua nonna, nel delirio della malattia, una notte chiamò la figlia urlando. La figlia corse al suo letto e la madre le chiese: “In definitiva io sugnu viva o morta?” La figlia rispose: “Viva! Sei viva mamma!” E la madre beffarda rispose: “See viva! Avi ca sugnu morta e ‘un mi dicìti niente p’un fàrimi scantàri”. (Sì, viva! Io sono morta da un pezzo e voi non me lo dite per non spaventarmi)».

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