Colazione da Tiffany

sabato 10, domenica 11 marzo 2012

Colazione da TiffanyGli Ipocriti
COLAZIONE DA TIFFANY
tratto dal romanzo di Truman Capote, adattamento teatrale Samuel Adamson, traduzione Fabrizia Pompilio

con Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia

e con Mauro Marino, Flavio Bonacci, Anna Zapparoli, Vincenzo Ferrera, Giulio Federico Janni, Cristina Maccà, Ippolita Baldini, Riccardo Floris, Pietro Masotti

scene Gianni Carluccio
costumi Alessandro Lai
disegno luci Marcello Iazzetti

regia
Piero Maccarinelli


“Per tutti Colazione da Tiffany è il film di Blake Edwards con l’indimenticabile Audrey Hepburn e George Peppard. Per quasi tutti, dato che è un breve romanzo gioiello di Truman Capote pubblicato nel 1958 da cui Samuel Adamson ha tratto una riduzione teatrale. Ed io ho accettato di dirigere la versione teatrale italiana perché Colazione da Tiffany mi sembra un classico del ‘900.

Ph di Paolo PesceHolly Goligthly è una cover girl americana arrivata a New York un po’ lolita cresciuta, un po’ traviata; intorno a lei ruotano i molti personaggi del mondo un po’ ridicolo e patinato dell’East End newyorkese: un agente di Hollywood, un mafioso italoamericano, il proprietario di un bar, ricchi diplomatici brasiliani…. Lei vive in una modesta casetta dell’East Side popolata da una fauna artistica al limite della sopravvivenza e della trasgressione.

Tutti sono un po’ innamorati di Holly che sembra attraversare la vita in punta di piedi: il suo passato, il primo marito, la sua attività di prostituta, le sue feste sgangherate... Ma Holly ha una grazia innata e per tutti “è in transito”. Nessuno la può fermare, catturare o dire che appartenga a lui… È un personaggio incantevole, dotato di una grazia sorprendente e, anche quando perde il bambino che aspetta dal diplomatico brasiliano, sa rimettersi velocemente in piedi e ricominciare a vivere.

Ph di Paolo PesceSuo contraltare nella drammaturgia è lo scrittore William Parsons (forse un Truman Capote giovane) timido, impacciato, che subisce il suo fascino e la considera sua fonte di ispirazione; è platonicamente innamorato di lei anche se con delle sfaccettature che alludono ad altre sue preferenze. Trascinato da Holly a conoscere e vivere la grande New York, William con l’amico confidente Joe Bell, è la nostra guida fra le pagine del testo teatrale.

L’atmosfera è sempre sottile, frizzante, un alito di freschezza soffia in quasi tutte le situazioni ma i personaggi hanno dei chiaroscuri nella scrittura di Adamson/Capote. Soprattutto Holly, con la sua nostalgia per il fratello, le sue passioni per New York, la ricerca del suo posto nel mondo e soprattutto la gioielleria Tiffany dove si sarebbe sentita protetta e al sicuro. Tutti, insomma, sono disposti a dire ‘ti amo’ ad Holly ma è lei che non sembra disposta ad aprire il suo cuore e quando lo concederà a Josè e lui la tradirà, capirà di essere ancora quell’animaletto selvatico di quattordici anni, Lulamae, figlia della provincia americana, gatta selvatica anche se adorabile. Insomma una Holly bizzarra, simpaticissima, commovente e reale. Naturalmente tutto nel nostro spettacolo sarà allusivo; non cercheremo di riprodurre la realtà - a partire dalla scena di Gianni Carluccio - ma solo di far rivivere la favola della bella e umbratile Holly che non può appartenere a nessuno perché potrebbe stabilirsi e comprar mobili solo se potesse trovare un posto come Tiffany dove potersi sentire a casa… ma senza brillanti però, perché prima dei quarant’anni fanno volgare!” Piero Maccarinelli

 

TRUMAN CAPOTE E LILLI MAE

Colazione da TiffanyLa madre di Truman, Nina Capote, detta Lilli Mae, aveva preso l’abitudine di lasciarlo solo per passare lunghi periodi a New York. Forse Nina è la prima ispiratrice della figura di Holly Golightly-Lulamae Barnes. Anche Nina come Holly si sposa in giovanissima età, lascia il marito, si ribella alle convenzioni ed al rigido moralismo americano degli anni ‘30 - ’40; anche Holly, come Nina, attraversa la vita in punta di piedi spargendo sugli altri leggerezza e buonumore, anche lei ha un’ebbrezza che ha sempre l’amaro retrogusto di una insondabile malinconia. Anche Nina come Holly frequenta amici ricchi e fatui, personaggi di un mondo ingenuamente alla ricerca della felicità esteriore… Deve esserci questo alla base della scrittura secca, brillante e frizzante ma nello stesso tempo dura di Colazione da Tiffany. Il titolo stesso, del resto, ha un’origine brillante e trasgressiva; si dice che nasca da un aneddoto raccontato all’autore da un suo amico: durante la seconda guerra mondiale un uomo di mezza età passa una notte con un marine. La domenica, per sdebitarsi, lo invita per un buon breakfast ed il giovane che ha sentito dire che Tiffany è un luogo molto elegante e ignora che si tratti di una gioielleria, chiede di essere portato a colazione da Tiffany. Basterebbero già tali elementi per capire come questo adattamento del celebre romanzo breve si avvicini alla scrittura di Capote più del film che, genialmente diretto da Blake Edwards e interpretato dal mito Audrey Hepburn, ne ha costruito la fama mondiale.

Colazione da TiffanyIl nostro spettacolo ha voluto ispirarsi al mondo di Capote, alla sua biografia e, cercando di mantenere la brillante leggerezza e la spleenetica malinconia, raccontare attraverso William/Truman e Holly/Lulamae la vera storia di Colazione da Tiffany. Holly non conosce quello che ama se non quando lo ha buttato via ma è lei che consente a William di diventare Truman, che gli insegna la leggerezza e l’accettazione degli altri e di sé che gli consiglia cosa scrivere e perché, ma senza nessun moralismo, senza pesantezza… Holly scambierebbe William solo per Greta Garbo. “Se lei mi chiedesse di sposarla lo farei… l’amore dovrebbe sempre essere permesso … non importa di chi con chi...”dice ad un certo punto Holly e noi siamo totalmente d’accordo con lei. Piero Maccarinelli

 

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